Grotte di marmo sull'isola di Palmaria, Liguria

L'Italia è il principale produttore europeo di pietra naturale da costruzione e ornamentale. La varietà geologica del territorio — che si estende su tre catene montuose distinte e comprende aree di vulcanismo attivo e passato — genera una diversità di materiali unica nel panorama europeo. Ogni distretto lapideo ha sviluppato nel tempo tecniche estrattive e tradizioni artigianali strettamente legate alla pietra locale.

Le Alpi Apuane: marmo bianco e policromia metamorfica

Il distretto apuano comprende le province di Massa-Carrara e Lucca. I marmi estratti in quest'area — statuario, ordinario, arabescato, calacatta, cipollino, verde apuano — si formano dall'azione metamorfica su calcari giurassici. La qualità dello statuario di Carrara, caratterizzata da una struttura cristallina fine e quasi assenza di venature colorate, è storicamente usata per scultura e rivestimento di pregio.

Le cave si trovano tra i 400 e i 1800 metri di quota. Le più alte — come quelle del Passo della Focolaccia o del Monte Altissimo — sono accessibili solo via elicottero per il personale specializzato e via teleferica per i blocchi. L'estrazione annuale nelle Apuane supera i 4,5 milioni di tonnellate di materiale grezzo, con una resa commerciale di circa il 35% sul totale estratto.

Il bacino tiburtino: travertino romano

Il travertino di Tivoli è una roccia sedimentaria di deposito chimico, formatasi dall'accumulo di carbonato di calcio precipitato da acque termali cariche di anidride carbonica. Le cave si trovano nella zona est di Tivoli, in provincia di Roma, e sono in attività continua da almeno duemila anni. Il Colosseo, la Basilica di San Pietro e il palazzo della FAO a Roma sono costruiti o rivestiti in travertino tiburtino.

Il materiale si caratterizza per la struttura porosa — i vacuoli — che in genere vengono riempiti con stucco o resine durante la lavorazione. Il travertino è disponibile in versione classica (con vacuoli in vista, stuccata a freddo) e in versione compatta (stuccata a caldo con riempimento totale). Quest'ultima è preferita per pavimentazioni dove il vacuolo sarebbe esposto all'infiltrazione d'acqua.

Il porfido trentino: lastricato durissimo

Il porfido estratto nella Valle del Cembra, in Trentino, è una roccia eruttiva intrusiva con durezza tra 6 e 7 sulla scala di Mohs. Si tratta di uno dei materiali per lastricato più resistenti all'usura meccanica disponibili in Europa. L'estrazione avviene a cielo aperto, con banchi orizzontali di roccia che vengono spaccati lungo i piani di sfaldatura naturale a formare selci e lastre irregolari.

La spaccatura del porfido è ancora oggi prevalentemente manuale: l'artigiano — il porfirista — batte la pietra con una mazzetta lungo la venatura per produrre superfici di rottura naturali. Questa tecnica produce il caratteristico aspetto irregolare del lastricato a porfido, con superfici antisdrucciolo eccellenti. Tentativi di meccanizzare la spaccatura con macchine idrauliche hanno finora prodotto risultati peggiori in termini di qualità della superficie.

La pietra di Luserna: il "bardiglio del Piemonte"

Estratta nelle valli cuneesi — in particolare nella val Pellice e val Luserna — la pietra di Luserna è uno gneiss a due miche con split (sfaldatura) naturale che produce lastre sottili dal bordo ritto. Usata tradizionalmente per coperture di tetti nelle architetture alpine, oggi è diffusa come materiale per rivestimenti interni ed esterni. Il suo colore grigio-azzurro la rende un'alternativa all'ardesia in molti contesti architettonici contemporanei.

Le cave siciliane: calcareniti e marmi del Mediterraneo

La Sicilia ospita due distretti lapidei principali. Il primo è quello del Perlato di Sicilia, estratto nelle cave di Custonaci, in provincia di Trapani: un calcare compatto di colore avorio con venature ocra, molto apprezzato per rivestimenti interni. Il secondo è il distretto delle pietre basaltiche dei Nebrodi e dell'Etna, usate tradizionalmente per la costruzione dei muretti a secco e per la pavimentazione dei centri storici messinesi e catanesi.

La pietra bianca di Comiso e il giallo di Siracusa completano il panorama siciliano: entrambe calcareniti di deposito marino, con granulometria variabile e colori che vanno dal giallo intenso al quasi bianco.

Sardegna: graniti e trachiti

Il granito sardo, estratto principalmente nelle zone di Alà dei Sardi, Buddusò e Orosei, è tra i graniti più esportati in Europa per rivestimenti di facciate e pavimentazioni esterne. La trachite del Logudoro — roccia eruttiva effusiva grigio-rosata — viene usata per lastre di rivestimento e decorazione architettonica. Le cave sarde hanno una lunga tradizione estrattiva che risale all'epoca nuragica, quando i blocchi di granito venivano usati per la costruzione delle torri troncoconiche caratteristiche dell'isola.

Cave di marmo di Carrara viste dall'alto

La pietra leccese: tuffite del Salento

Nel tacco d'Italia, la pietra leccese — una calcarenite tenera con alta lavorabilità — ha permesso lo sviluppo dell'architettura barocca salentina. Lecce, Nardò, Galatina e molte altre città del Salento devono il loro aspetto caratteristico alla facilità con cui questa pietra si intagliava con scalpello. La tenerezza del materiale — durezza intorno a 3 sulla scala di Mohs — lo rende però poco adatto a pavimentazioni esterne in aree ad alto traffico.

Le cave di pietra leccese si trovano principalmente attorno a Lecce, Cursi e Melpignano. Il materiale si estrae in blocchi regolari da cave a cielo aperto o, in qualche caso, in sotterraneo.

Riferimenti

Per dati statistici aggiornati sul settore estrattivo italiano si rimanda al ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) e alle pubblicazioni annuali di Confindustria Marmomacchine.